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Casa mia, casa mia... ti costruisco io
Sara
Lener
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Comprare
casa costa troppo? "E noi ce la costruiamo da soli".
E' la risposta di una cinquantina di persone di Vergiate, nel
Varesotto. Segretarie, impiegati, giovani coppie. Che ogni
giorno, nel tempo libero, si trasformano in muratori
SPECCHIO
della Stampa - 15 Gennaio 2000 - N. 208
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Segretarie, operai, impiegate, artigiani, pensionati, nel tempo
libero diventano muratori, carpentieri o elettricisti. Tutti
insieme si stanno costruendo la casa, dalle fondamenta al tetto.
Ventiquattro villette a schiera con giardino a Vergiate, in
provincia di Varese.
È l'autocostruzione associata. In Germania
e nel Regno Unito esiste dal Dopoguerra. In Italia sono in pochi
a proporla. Tra questi, un architetto che vive anche lui in una
casa autocostruita. Il suo primo esperimento sempre in provincia
di Varese, vent'anni anni fa. Il prossimo a Sarajevo, per far
nascere un quartiere Rom.
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Dai primi di luglio dell'anno scorso (n.d.r. si parla del 1999)
quarantasette persone, tra i 25 e i 60 anni (23 coppie più una
single) passano ogni momento libero, ogni festa comandata, in
cantiere. Di muratore professionista c'è n'è uno solo. Gli
altri, gli unici mattoni con cui avevano avuto a che fare prima
d'ora erano stati quelli della Lego. Le case le finiranno
l'autunno prossimo, tendine alle finestre comprese: 150 metri
quadri più 50 di giardino, per un costo complessivo di 110
milioni.
Si sono conosciuti nel marzo del 1998 a un'assemblea pubblica
sull'autocostruzione promossa dal Comune di Vergiate, nel
Varesotto. In giugno si sono uniti in cooperativa. La loro è
un'organizzazione semplice: ciascun socio, uno per ogni nucleo
familiare, deve però garantire venti ore settimanali di lavoro
e una quota di 600 mila lire al mese. A guidarli in
quest'impresa è l'architetto Giuseppe Cusatelli, docente
al Politecnico di Milano, che si occupa di autocostruzione da
vent'anni. Nel 1980, assieme a un gruppo di operai dell'allora
Ignis costrui quattordici case sulle rive del Lago di Varese. Da
allora l'architetto Cusatelli ha seguito altri esperimenti: nel
1987 a Pesaro dieci operai e impiegati Telecom hanno fatto
autocostruzione. Nel 1989 a Cremenaga, sempre nel Varesotto, è
stato il turno di undici Guardie di Finanza e l'anno dopo altri
dieci impiegati si sono dati da fare con la cazzuola ad
Abbiategrasso, vicino a Milano.
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«Oltre a realizzare il progetto, il mio compito è quello di
seguire passo passo il lavoro di costruzione», precisa
l'architetto. «I materiali, poi, sono pensati per essere
utilizzati da gente non professionista. Io, per esempio,
preferisco impiegare mattoni molto leggeri, prodotti con un
impasto di legno e cemento. Inoltre non si lavora mai a
un'altezza superiore a un metro e mezzo, per evitare il pericolo
di cadute».
Rischio di errori? «Infinitamente basso», continua Cusatelli.
«Ognuno vuole dare il meglio di sé. In fondo ciascuno si sta
costruendo la propria casa. E poi nessuno, fino all'ultimo, sa
in quale casa andrà ad abitare; le abitazioni vengono assegnate
con un sorteggio solo una volta terminate».
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Anche l'organizzazione del lavoro segue regole precise. Ogni
fase operativa è preceduta da una lezione teorica durante la
quale l'architetto illustra il da farsi. All'inizio tutti fanno
tutto, poi ognuno si specializza in un dato settore. Se qualcuno
è proprio negato per l'edilizia, vorrà dire che spingerà la
carriola.
E così la domenica, al cantiere di Vergiate, si vedono madri di
famiglia che tagliano il ferro per il cemento armato, agenti di
commercio che guidano la gru, fratelli e sorelle alle prese con
cemento e betoniera. Come Jack Pike, di professione pensionato,
venuto dal Galles per aiutare la figlia Susan, 28enne cameriera,
e il futuro genero. Oppure Clara Zantonio, 38 anni, single,
segretaria di direzione in un'azienda multinazionale. Lei non
vuole farsi aiutare da nessun familiare, le venti ore
settimanali se le vuole fare tutte da sola: «Mi piace da morire
costruire i muri», racconta con aria fiera. «Certo, è un po'
faticoso, soprattutto se uno è abituato al lavoro d'ufficio. A
volte, poi, scoppia qualche discussione. D'altra parte non è
semplice mettere d'accordo tante teste diverse tra loro».
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La questione del lavoro di gruppo sembra centrale, più del
saper fare i muratori. «Il difficile è lavorare in gruppo.
Bisogna imparare a mediare tra i propri desideri e quelli degli
altri, e non sempre è facile quando c'è di mezzo casa tua»,
spiega Milena Guglielminetti, 35 anni. sposata con due figli. «Avevo
paura che non ce l'avremmo fatta ad arrivare fino in fondo. È
un grosso impegno. Oltre al lavoro fisico, dobbiamo occuparci
anche di tutta la parte amministrativa».
Gli autocostruttori gestiscono in proprio anche il capitale
versato per la loro impresa. «È sicuramente una grande
responsabilità, molto più che affidare i propri risparmi a una
normale impresa edile», dice Cusatelli. «L'autocostruzione
potrebbe però essere una risposta al problema-casa per alcune
fasce sociali: le giovani coppie, per esempio, i lavoratori
dipendenti e tutti coloro che hanno poche possibilità di
risparmio. Alla fine le case costano dal 50 al 70% in meno
rispetto ai prezzi di mercato e per aderire a una cooperativa di
autocostruttori basta un capitale iniziale di 20 milioni».
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Cusatelli è anche fermamente convinto che l'autocostruzione
possa essere la soluzione ideale in situazioni di emergenza
sociale e umanitaria, come l'immigrazione o la ricostruzione
dopo guerre o terremoti. Proprio in quest'ottica è nato il
progetto di costruzione di un quartiere a Sarajevo. Trenta
abitazioni di 70 metri quadri ciascuna, interamente costruite
dalla comunità Rom. Il progetto, finanziato dall'agenzia Echo
per gli aiuti umanitari dell'Unione Europea, era stato affidato
all'organizzazione italiana Nuova Frontiera. Assieme al suo
collega Daniele Pini della Facoltà di Architettura di Ferrara,
Cusatelli ha proposto un intervento di auto-costruzione, invece
del solito utilizzo di prefabbricati. Nel progetto sono stati
coinvolti anche studenti del Politecnico di Milano e
dell'Università di Ferrara. Un modo per far nascere sul campo
nuovi architetti autocostruttori.
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