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Il Padiglione di
Vergiate
La costruzione del padiglione in bambł di
Vergiate, in provincia di Varese, nasce da una proposta
formativa in learning-by-doing promossa e realizzata
dall’Associazione EMISSIONIZERO. Su ispirazione della
costruzione del padiglione ZERI dell’Expo di Hannover, che aveva
esaltato e celebrato i caratteri del bambł - erba gigante, ma
non albero! -, l’associazione in Italia verifica l’interesse ad
approfondirne la conoscenza in campo edilizio del mondo della
bioarchitettura e in particolare di alcuni esponenti accademici
del dipartimento B.E.S.T. della facoltą di Architettura del
Politecnico di Milano.
Il bambł č interessante perché č bello,
resistente, flessibile, versatile, rinnovabile, sostenibile,
lavorabile e affidabile. All’inizio del 2002, EMISSIONIZERO
avvia la ricerca di un partner, preferibilmente pubblico,
interessato a ospitare l’iniziativa formativa ‘Costruire in
Bambł’ e che fornisca un’area perché durante i workshop sia
possibile realizzare una struttura a uso pubblico e a carattere
permanente.
Compito non facile che finalmente,
nell’estate del 2002, incontra l’interesse dell’Amministrazione
Comunale di Vergiate, il cui programma prevede la
ristrutturazione di un’area del proprio territorio
tradizionalmente destinata alle feste estive popolari. Il sito,
denominato Bosco delle Capre, č situato al limite di un
castagneto all’interno del Parco del Ticino.
Nel luglio dello stesso anno EMISSIONIZERO
e il Comune siglano una convenzione che prevede la realizzazione
della costruzione.
Il padiglione copre un’area di circa 500
metri quadri su uno sviluppo planimetrico di 30 metri per 16
circa. Č formato da tre corpi a due falde, uno centrale alto in
corrispondenza alle travi principali 4 metri e lungo 13, e due
corpi che lo fiancheggiano pił bassi di un metro e lunghi
rispettivamente quello a sinistra 8 metri e quello a destra 11.
Nel disegno: sezione trasversale del
portale tipo.
La struttura, ispirata da uno schizzo
dell’architetto colombiano Simon Velez,
famoso in tutto il mondo per la
costruzione del padiglione in bambł dell’Expo di Hannover, č
costituita da 15 portali (capriate) posti a un interasse di due
metri l’uno dall’altro, ognuno sostenuto da tre pilastri: uno
verticale e due inclinati a mo’ di contrafforte. La luce tra gli
appoggi delle capriate č di 10 metri (vedi sezioni e disegni
esplicativi).
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.jpg)
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Qui a fianco:
disegno dell'attacco
dei pilastri a terra.
I culmi in bambł
non devono mai
appoggiare direttamente a terra
perché vanno protetti
dall'umiditą e dagli insetti.
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Il bambł utilizzato per la costruzione
viene importato dalla Colombia via nave nella quantitą di 400
culmi della lunghezza di 9 metri ciascuno e di diametro
variabile da 16 a 8 cm. Il trattamento preservativo all’origine
č anche in questo caso la fumigazione.
La sequenza operativa ricalca quella
seguita usualmente da Simon Velez, che prevede l’inversione di
quella delle tecnologie costruttive del moderno: inizia dalla
costruzione del tetto e termina con le fondazioni. La ragione
sostanziale di quest’inversione costruzione sono necessariamente
diseguali. Č quindi opportuno trasferire le tolleranze
dimensionali alle fondazioni che non sono visibili.
La sequenza costruttiva č articolata nelle
seguenti fasi:
1. immagazzinamento del bambł in un
capannone
2. predisposizione dell’area di cantiere:
opere provvisionali, postazioni di montaggio, recinzioni, ecc.
3. selezione dei culmi con cui realizzare
le travi delle capriate e trasporto nel cantiere scuola
4. realizzazione a pič d’opera delle travi
reticolari: tracciamento a terra della dima, taglio,
realizzazione supporti, formatura delle teste a bocca di pesce,
foratura e inserimento barre filettate con anello e di blocco,
fissaggio bulloni e squadrette
5. predisposizione dei ponteggi di
appoggio delle capriate, di colmo e di bordo
6. sollevamento e posizionamento delle
semicapriate sui ponteggi
7. posizionamento e fissaggio travi di
colmo e di bordo
8. posa e fissaggio controventature
longitudinali tra le capriate
9. posa e fissaggio terzere e orditura
secondaria delle falde
10. foratura e riempimento con malta di
cemento degli internodi dei giunti (vedi dettagli n. 1 e n. 2)
11. posa e fissaggio assito di legno
maschiato (vedi dettaglio n. 3 e n. 4)
12. posa manto di copertura costituita da
tegole canadesi (vedi dettaglio n. 3 e n. 4)
13. posa e fissaggio mediante bloccaggi
formati da barre filettate dei pilastri alle travi di bordo
(vedi dettaglio n. 2)
14. posa e fissaggio mediante bicchieri in
ferro di appoggio a terra e barre filettate saldate all’armatura
delle fondazioni continue (vedi dettaglio n. 1)
15. posa e tenditura delle catene in cavo
d’acciaio (vedi dettaglio n. 2)
16. realizzazione di ‘plinti’ fuori
pavimento alla base dei pilastri in calcestruzzo leggermente
armato gettato in casseforme di vetroresina (vedi dettaglio n.
1)
17. disarmo dei ponteggi, dei plinti e
pulizia generale di cantiere
Per dare un’idea della mole di lavoro
richiesta da quest’opera, basti pensare che ogni semicapriata
comporta 15 giunti a bocca di pesce con relative barre filettate
di fissaggio e che quindi, in totale, ne sono stati fatti circa
900 solo per le travi, senza contare quelli per i colmi, le
strutture secondarie di copertura e per i collegamenti travi
pilastri, ecc.
Qui sopra, nodo sulla cuspide della
copertura
I mezzi d’opera utilizzati sono stati
estremamente elementari e hanno richiesto, oltre i normali
attrezzi di carpenteria in legno e in ferro, l’utilizzo di
trapano dotato di punte tazza e di levigatrici fisse e mobili
per la realizzazione delle ‘bocche di pesce’, punte di lunghezza
appropriata alla foratura di tre elementi in bambł giustapposti.
Ad eccezione del sollevamento delle travi sui ponteggi, le
movimentazioni in cantiere sono state completamente manuali,
grazie alla leggerezza del bambł (…e alla robustezza dei
partecipanti alle varie fasi di lavoro!).
La struttura dell’ultimo lotto, costituita
da tre portali, č stata montata completamente a terra - senza
quindi l’utilizzo dei ponteggi - ed č stata sollevata
interamente alla quota di progetto mediante autogru noleggiata
per l’occasione.
Gli operatori sono stati all’inizio della
costruzione i 15/20 partecipanti ai corsi della durata di una
settimana che, sotto la direzione di due istruttori, hanno
posato le capriate di tre portali senza pilastri e attacchi al
suolo. Il primo modulo, costituito da tre portali, č poi stato
completato, nel giro di una quindicina di giorni, da una squadra
formata da sei operatori ‘professionalizzati’ e un capocantiere.
L’organizzazione del lavoro di cantiere ha
poi ricalcato questa composizione di due squadre di tre persone,
pił un capocantiere, con la sola introduzione di una piccola gru
su autocarro per le operazioni di posa dell’orditura secondaria.
L’esperienza ha avuto il suo epilogo
martedģ 8 luglio con il collaudo statico: la struttura č stata
caricata al colmo fino a 1400 chili per simulare il carico della
neve e fino a 500 kg nelle due direzioni orizzontali per
simulare il carico del vento, misurando le deformazioni di
carico e scarico della capriata caricata e di quelle contigue.
Nonostante qualche pił che legittimo e
previsto ‘lamento’, il padiglione ha dimostrato un comportamento
lineare all’aumento progressivo dei carichi salutato con grande
soddisfazione dai responsabili del progetto per EMISSIONIZERO -
Neri Braulin e Valeria Chioetto - e del collaudo, ovvero
l’accreditato Studio De Miranda Associati e l’Istituto Masini,
nonché dei rappresentanti dell’Amministrazione di questa prima
struttura in Europa permanente a uso pubblico interamente in
bambł. |