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L'avvio
di qualsiasi formazione alla creatività presuppone
un'operazione che comincia da sé stessi: occorre, infatti,
preliminarmente scrostare tutti gli stereotipi percettivi
e mentali, che si trasformano regolarmente in piccoli o grandi
dogmatismi, frutto dell'ossificazione di pregiudizi.
Si
crede spesso che la poca capacità di innovazione, la scarsa
creatività, sia un problema di mancanza di nuove idee, quando
il problema è di eliminare le vecchie, ossia la presenza di
idee mummificate di cui occorre liberarsi. Non per caso, e
sempre più spesso, si sente dire che, prima di imparare ad
apprendere, bisogna imparare a disimparare.
Questa
è la pregiudiziale primaria per fare della propria mente (prima
di quella altrui) qualcosa che si domina e dalla quale non si è
dominati, abituandosi a non costruire da sé le trappole nelle
quali il nostro pensiero sarebbe fatalmente destinato a cadere.
Trappole che tutti rischiamo di costruirci inconsapevolmente,
sul fatto incontestabile che siamo animali terribilmente
ripetitivi.
Collegare, non definire
Il
concetto di creatività è strettamente collegato a quelli di libertà
e di intelligenza.
Non
si parla di libertà come opposto di costrizione fisica, ma come
opposto di costrizione (o auto costrizione) mentale.
La
libertà è una possibilità che deriva dalla compresenza di una
capacità cui si aggiunge almeno una alternativa:
ipotizzando una situazione nella quale si avrebbe la capacità
(per esempio di saltare oltre un muretto) ma manca l'alternativa
(perché, per esempio, si è legati ad un albero), non esiste
libertà: questa esisterebbe soltanto quando esistano,
paritetiche, le possibilità di saltare, non saltare o fare
altre cose.
La
creatività è un grado dell'intelligenza, intesa
quest'ultima come capacità di porre rapporti. Per
esercitare efficacemente l'intelligenza, ossia per porre molti
rapporti, occorrono molti "pezzi" e soprattutto la
capacità di accrescerli, senza limiti e confini, restando
aperti, almeno teoreticamente, ad ogni possibile opzione.
Sviluppare
creatività in un adolescente vuol dire anzitutto formarlo alla libertà
mentale, ossia ad un pensiero libero e responsabile di sé
perché, fatto adulto, possa consapevolmente essere responsabile
di altri.
Il
passo preliminare (e più importante) verso la creatività è un
passo di consapevolezza sul meccanismo di formazione dei valori.
Quando
ci si rende conto che i valori, positivi o negativi (per esempio
buono-cattivo, bello-brutto, giusto-ingiusto,
facile-difficile, ecc.) sono tali non di per sé, ma
soltanto all'interno di un rapporto, si impara a cambiare i
termini del rapporto e a trasformare in positivo ciò che prima
era negativo. Ciò è fondamentale in quanto sul modo di porre i
rapporti, e quindi dal tipo di valori che ne scaturiscono, si
creano gli atteggiamenti. La capacità di cambiare
atteggiamento ha valore primario nel processo creativo:
"vedere" con occhi diversi, cambiare tipo e colore
delle lenti, crea già di per sé nuovi e inusitati universi non
solo di pensiero, ma di possibilità applicative.
La
creatività non si definisce, per... definizione.
"De-finire," infatti, vuol dire tracciare confini. Ma
essere davvero creativi significa invece, sempre, oltrepassare i
confini, insofferenza dei recinti e delle delimitazioni, scon-finamento;
significa sempre andare oltre, ossia tras-gredire. Mai
accettare acriticamente e tener presente che i veri ostacoli al
pensiero creativo sono il principio d'autorità (Ipse dixit),
il pensiero tecnico (Ha sempre funzionato), l'abitudine (Va
bene così, perché cambiare?), la pigrizia (chi me lo fa
fare?), le idee correnti (lo dicono tutti).
Perciò
prendi subito le distanze anche dalle "definizioni"
presenti in questo testo: cercane di tue; tutt'al più ricucile,
adattale a te stesso. Un pensiero creativo è un pensiero
reticolare, dove ogni maglia ne implica una precedente e ne
prepara una successiva, ma dove la rete è ancora sempre tutta
da tessere.
Collegare,
sempre, questo, sì, non definire. Questo è anche il
significato da dare alla tassonomia che segue, dal titolo (solo
un po') ironico e dal tono (solo un po') catechistico: non
definizioni, ma grumi di pensiero, provocazioni, colpi di vanga
iniziali per altrettante strade da aprire: soprattutto all'autoformazione
e alla formazione creativa. E
per finire, o meglio per cominciare: anche in questa
esplorazione, non siate solo lettori, sia pure
"navigatori": speleologi, forse; curiosi,
trasgressivi, insofferenti delle tavole (soprattutto se
apparecchiate) e con la voglia invece di guardare sotto i
tavoli. Questi testi non sono un libro, sia pure elettronico.
Possono
essere, invece, l'inizio di un grande gioco. Il
vostro.
Pier Luigi Amietta
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